Le cicatrici da acne colpiscono circa il 30% dei pazienti e hanno un impatto psicologico documentato: depressione, ansia, isolamento sociale. Non tutte le tecniche funzionano su tutti i tipi di pelle. Microneedling, peeling chimico, filler, laser, dermoabrasione: come scegliere il trattamento giusto in base al tipo di cicatrice, al fototipo e al profilo di rischio individuale — con le evidenze più recenti
Indice
Acne: che cos'è?
L’acne volgare è un disturbo dermatologico piuttosto diffuso che interessa il 9,4% circa della popolazione globale.
Fino all’85% degli adolescenti e giovani adulti sperimenta questa patologia, che in alcuni casi esita in cicatrici deturpanti correlate ad un impatto psicologico importante. Dal 12 al 14% dei pazienti con cicatrici dovute all’acne vive implicazioni psicologiche e sociali del fenomeno, che vanno da un aumento di incidenza della depressione alla comparsa di manifestazioni d’ansia, fino ai pensieri suicidi.
In generale, è utile ricordare che le malattie dermatologiche sono correlate nel 25-40% dei casi a depressione, contro il 6-8% della popolazione generale.
Un altro inconveniente legato alla comparsa delle lesioni acneiche è costituito dalle discromie, che possono comparire nell’area precedentemente occupata da un brufolo.
Nei pazienti con la pelle scura il rischio di discromie e successiva ricicatrizzazione è più elevato.
Queste osservazioni evidenziano il valore di strumenti dermatologici e di medicina estetica che possono migliorare significativamente la qualità di vita e l’autostima delle persone coinvolte.
Il rischio di cicatrici non è uniforme nella popolazione
Le cicatrici associate all’acne compaiono nel 30% circa dei casi.
Il trattamento precoce e appropriato rappresenta la soluzione migliore per minimizzare le conseguenze delle lesioni acneiche e prevenirne la formazione.
La loro comparsa presenta un rischio maggiore nelle persone che abitualmente spremono i brufoli e in quelle non sottoposte a trattamento appropriato.
La consuetudine e le novità
Le cicatrici acneiche possono essere classificate come:
- Atrofiche: sono formazioni depresse rispetto alla superficie cutanea nella quale la pelle presenta una ridotta deposizione di collagene; rappresentano il caso più frequente;
- Ipertrofiche: sono formazioni rilevate associate ad un eccesso di deposizione di collagene.
Il trattamento convenzionale si avvale dell’uso di diverse tecniche, in funzione del tipo di lesione e delle caratteristiche del paziente.
Le metodiche comprendono microneedling, peeling chimico e ricostruzione chimica, escissione, innesto cutaneo, dermoabrasione e microdermoabrasione, trattamento laser ablativo e non-ablativo, radiofrequenza, innesto di grasso autologo e iniezione di filler dermici.
La scelta della soluzione più adatta viene compiuta sulla base di un counselling individuale, anche sulla base del rischio del singolo paziente di andare incontro a complicanze quali iperpigmentazione postinfiammatoria, formazione di cheloidi, sensibilizzazione nei confronti dell’esposizione alla radiazione UV e peculiarità in termini di invecchiamento cutaneo.
La tendenza attuale è quella di impiegare combinazioni di trattamenti, terapie farmacologiche e procedure eseguite con dispositivi medici innovativi per prevenire la comparsa delle cicatrici o attenuarne l’aspetto.
Microneedling
È una procedura minimamente invasiva che impiega aghi molto sottili allo scopo di pungere l’epidermide. La formazione di microferite stimola il rilascio di fattori di crescita e la produzione di nuovo collagene. L’effetto è quello di un ringiovanimento complessivo.
Poiché le scalfiture non penetrano il derma profondo, il microneedling è principalmente indicato per trattare le cosiddette boxcar scars, che hanno spigoli marcati e bordi definiti.
Studi effettuati in passato hanno messo in evidenza l’ottenimento di risultati soddisfacenti nell’80% dei soggetti con cicatrici post-acneiche trattati. L’efficacia maggiore viene espressa nel caso delle rolling scars, che hanno bordi arrotondati.
Peeling chimico
Consiste nell’applicazione di un agente ablativo sulla superficie cutanea allo scopo di indurre cheratolisi e coagulazione cheratinica. Il fenomeno risulta in una distruzione controllata dell’epidermide e nella successiva esfoliazione, con neocollagenesi che subentra nella fase di rimodellamento della matrice extracellulare.
Tale tecnica rappresenta un approccio sicuro ed economico per il trattamento delle cicatrici acneiche, ma la sua efficacia dipende dalla profondità dell’azione e dalla sua frequenza. Gli acidi che producono un’azione più superficiale (glicolico, salicilico, lattico, retinoico, mandelico e piruvico) e di media profondità (acido tricloroacetico al 35-50%, combinazioni di acido glicolico e tricloroacetico) sono più indicati per le cicatrici lievi e atrofiche e per contrastare l’iperpigmentazione correlata all’acne.
Nelle persone con pelle nei toni più scuri, questa procedura può generare complicanze quali un periodo di guarigione più esteso, depigmentazione, ulteriore formazione di cicatrici e, in generale, un clinical outcome insoddisfacente.
Dermoabrasione e microdermoabrasione
Rappresentano trattamenti di tipo fisico caratterizzati da relativa semplicità di esecuzione che risultano in un resurfacing della pelle attraverso l’ablazione meccanica dei suoi strati più superficiali.
La dermoabrasione si basa sull’uso di una minifresa diamantata, mentre la microdermoabrasione sull’impiego di microcristalli che vengono spruzzati sulla pelle mediante un manipolo.
In entrambi i casi si ottiene un effetto levigante: la pelle risulta più liscia in virtù del processo di riepitelizzazione e neocollagenesi che segue la procedura.
Tali trattamenti comportano fastidio limitato ai giorni immediatamente seguenti e sono indicati specificamente per le boxcar scars, risultando inefficaci per le lesioni ice pick.
Filler dermici
I materiali da iniettare possono essere selezionati nell’ambito delle categorie degli short lasting (acido ialuronico, collagene derivato da bovini), dei semipermanenti (acido L-polilattico, idrossiapatite di calcio) e dei permanenti (polimetilacrilato).
I filler forniscono una graduale correzione della cicatrice e risultano più indicati per le rolling scars ma non hanno nessuna efficacia nel caso delle ice pick scars.
L’impiego dei filler non è suffragato da basi scientifiche solide al pari di altri metodi. Tuttavia, è allo studio la possibilità di impiegare filler biostimolanti.
Il microneedling nel trattamento dei casi critici
Le complicanze cui sono soggette le persone di colore ha reso necessaria l’individuazione di soluzioni alternative e specifiche.
In questi casi, il microneedling si è mostrato l’opzione migliore, in particolare perché non si basa sull’uso di calore, che può attivare i melanociti conducendo alla comparsa di aree iperpigmentate, e perché intacca solo gli strati più superficiali della pelle.
Date le sue caratteristiche di economicità, relativa semplicità di realizzazione e sicurezza, il microneedling sta guadagnando riconoscimenti nella pratica dermatologica.
Lo studio su cui si basano queste conclusioni ha reclutato 60 pazienti con pelle scura classificata in diversi toni della Scala Fitzpatrick Skin Phototype, di età compresa fra 15 e 50 anni e clinicamente diagnosticati con cicatrici acneiche. Sono stati costituiti 2 gruppi: il primo è stato sottoposto a microneedling e il secondo a peeling chimico con acido glicolico al 35%, in entrambi i casi ogni 2 settimane e per 12 settimane.
La ricerca ha messo in luce i risultati migliori prodotti dal microneedling, che ha generato miglioramenti significativi nel 73% dei soggetti trattati, verso il 33% dei soggetti trattati con peeling chimico.
L’opzione del peeling chimico rimane invece la migliore per le persone di pelle chiara.
Le prospettive
Una modalità di potenziamento dell’efficacia delle procedure già in uso consiste nel combinarle fra loro allo scopo di ottenerne un effetto sinergico.
Una fra le possibili associazioni impiega il laser non-ablativo e un filler dermico (nella fattispecie l’acido ialuronico). La soluzione è apparsa sicura ed efficace nel corso di alcuni studi clinici.
Un’ulteriore combinazione dimostratasi efficace sulle cicatrici atrofiche associa il laser frazionato CO2 al PRP.
Altre ricerche stanno valutando l’effetto della combinazione di tre tecniche, ma sarà richiesto ancora del tempo per ottenere conclusioni utili.
Un ulteriore punto su cui è necessario concentrare gli sforzi è l’aderenza alle prescrizioni in termini di skin care pre e post procedura. Prima di sottoporsi al trattamento potrebbe essere necessario che il paziente si protegga dalla radiazione ultravioletta o che applichi sulla cute dei retinoidi. Se indicato, deve sottoporsi ad una terapia profilattica anti Herpes simplex.
Nel periodo che segue la procedura gli interventi dovrebbero invece supportare la guarigione, modulare l’infiammazione e mantenere un equilibrio ottimale in termini di idratazione. Tali obiettivi dovrebbero essere raggiunti attraverso l’impiego di cosmetici privi di conservanti e allergeni per minimizzare le reazioni cutanee. Per prevenire la comparsa di discromie, è necessaria la protezione solare.